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Nella carne, di David Szalay

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  L’ultimo romanzo di David Szalay,  Nella carne  (Adelphi 2025), ripercorre un lungo arco di vita di István, novello Barry Lyndon di origini ungheresi. L’adolescenza in una mai nominata città dell’Ungheria, l’età adulta a Londra e, infine, il ritorno a casa, in un paese che, nel giro di qualche decennio (dal crollo della Cortina di Ferro all’entrata nella UE e alla recente pandemia), è cambiato ma nemmeno tanto. Ho parlato di “arco” (di vita), ma in questo caso l’analogia con le figure geometriche funzionerebbe di più facendo riferimento a una parabola o a un cerchio. La parabola, perché il movimento che István compie lo porta a trovare fortuna a Londra, ma anche la provvidenziale “croce”, che lo farà cadere in ginocchio, nella polvere da cui pensava di essersi emancipato; il cerchio, perché, in questa storia, l’inizio e la fine sembrano coincidere, non solo per ragioni geografiche. L’io narrante è trasparente, invisibile. L’autore non esprime mai il proprio punto di vis...