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Brooklyn & Long Island, di Colm Tóibín

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Brooklyn  e  Long Island  sono due romanzi molto diversi tra loro, per quanto il secondo sia il seguito del primo. In  Brooklyn  (ci troviamo nel secondo dopoguerra), la storia si concentra su un unico personaggio, la giovane Eilis, che, su decisione della madre, lascia la sua tranquilla cittadina irlandese per migrare in America, dove la aspetta un lavoro da commessa. Qui Eilis sperimenterà una sorta di angoscia territoriale per aver perduto non solo i punti di riferimento umani (amici, famiglia), ma anche quelli geografici, che, per quanto soffocanti, la proteggevano. Ma a Brooklyn Eilis troverà anche l’amore, nella persona di Tony, giovane italoamericano dal cuore limpido e dai modi spigliati. Ma si tratta di vero amore? Oppure quello che cerca Eilis è un punto fermo in un mondo che le sfugge e, per quanto popoloso e ricco di opportunità, la condanna alla solitudine e alla nostalgia di casa? In  Long Island , Eilis è una donna sposata con figli; sono pas...

La mente e le menti, di D.C. Dennett

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D.C. Dennett,  La mente e le menti  ( Kinds of Minds , 1996, trad. it. di Isabella Blum, Rizzoli) Il modello di mente presentato da Dennett rientra nell’approccio materialista (la mente non è una sostanza immateriale, ma il prodotto di processi fisici) ed è compatibile con un’impostazione funzionalista, secondo la quale una mente va caratterizzata non tanto sulla base del materiale di cui è fatta (carbonio, silicio, ecc.), quanto sulla base di ciò che è in grado di fare. Le prime forme di vita unicellulari e pluricellulari svolgevano azioni intelligenti (cibarsi, fuggire dai predatori) senza esserne consapevoli; questo vale anche, a un livello ancora più elementare, per le macromolecole come DNA e RNA che sono alla base della vita (pp. 31-32, 34). Se osserviamo il comportamento di questi “robot” privi di mente, possiamo rimanere colpiti dalla loro capacità di elaborare informazioni (in modo rudimentale, certo) e di agire coerentemente con esse, pur senza essere consapevoli di ...

Il conte di Montecristo, di Alexandre Dumas

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Mettersi a scrivere qualcosa su  Il conte di Montecristo  nel 2026 è sicuramente una cosa ridicola, e forse è ancora più ridicolo avere letto per la prima volta questo capolavoro della letteratura dell’Ottocento all’età di quarantotto anni. Ma è andata così. Probabilmente conoscete già la storia, magari anche solo a grandi linee per averne sentito parlare. È il 1815 ed Edmond Dantes, un giovane marinaio, si trova al culmine della felicità: è appena tornato a Marsiglia dopo un viaggio di tre mesi, ha salutato il suo carissimo padre, rimasto vedovo, e con i soldi messi da parte può finalmente sposare la bellissima Mercedes, una ragazza di origini catalane di cui è innamorato follemente. Durante il pranzo di fidanzamento, tuttavia, Dantes viene arrestato: una lettera delatoria lo accusa falsamente di cospirare a favore del ritorno di Napoleone dall’isola d’Elba e Dantes viene rinchiuso, senza processo, nelle segrete del Castello di If. Dopo quattordici anni riesce a evadere in mo...