Post

Glamorama, di Bret Easton Ellis

Immagine
Con colpevole ritardo, ho letto soltanto ora  Glamorama  (1999) di Bret Easton Ellis, autore di  Meno di zero  (meh),  American Psycho  (capolavoro),  Lunar Park  (bello) e del più recente  Le schegge  (molto bello). In una ipotetica classifica (basata unicamente sul mio gusto), metterei questo romanzo sotto  American Psycho  e sopra gli altri libri che ho menzionato. Quindi, si tratta di un lavoro che mi è piaciuto molto, anche se ho faticato un po' durante la lettura (dopo dirò brevemente il motivo di questa fatica). Il protagonista, Victor Johnson aka Victor Ward, modello newyorkese che passa le sue giornate tra il jet set e feste esclusive, è decisamente un tipo alienato: guarda la propria vita come un film e percepisce se stesso come il protagonista di un thriller che, capitolo dopo capitolo, assume sempre più le sfumature di un'allucinazione, dove la violenza prende sempre più il sopravvento (immaginate una sorta di ...

Il giardino dei fiori infelici, di Nicola Lucchi

Immagine
“Sto solo cercando di capire cosa sono” disse. “Ho provato a farlo fissandomi allo specchio per ore, l’ho fatto rimuginando su ogni azione compiuta da che ho memoria, poi l’ho chiesto alle bestie, alle piante, a questi bambini. Ora parlo con lei e cerco di fare lo stesso. Chi sono io?” “Un giovane che ha commesso…” “Lei non crede che il male possa diffondersi?” Lo interruppe Lucas. “Come i licheni della grotta, che salgono finché c’è umidità, come un fiume che esonda o un gas che si disperde, aggrappandosi a ogni particella d’aria.” Nonostante sia ambientato quasi esclusivamente all’aperto,  Il giardino dei fiori infelici  di Nicola Lucchi (NEO edizioni, 2026) è un romanzo che suscita claustrofobia, ma nel senso buono: lo è come possono esserlo  La città di K.  di Agota Kristof,  The Sunset Limited  di Cormac McCarthy, oppure  I quindicimila passi  di Vitaliano Trevisan. Provo a rendere l’idea con un’analogia, tratta dal mondo dei videogiochi del ...

La Città

Immagine
Esce oggi il mio romanzo d’esordio intitolato La Città . Di cosa parla? Beh, questa storia ha come protagonista una Città sorta su un vasto promontorio circondato da una foresta che non ha fine. È un piccolo mondo regolato da una miriade di uffici (l’Ufficio della Memoria, l’Ufficio Tradizione & Correzione, l’Ufficio Funzioni, ecc.) e un’ottusa burocrazia. La vicenda si concentra sull’architetto Rigaretta, il cui compito (disegnare la planimetria completa della Città) è da anni arenato a causa delle Case Vecchie, un quartiere disabitato che, continuando a mutare forma, non si lascia misurare e mappare in modo definitivo. Accanto all’architetto ci sono il suo collaboratore Mezzapaglia, un uomo cinico e disilluso; la nipote di Rigaretta, Viola, giovane illustratrice che si dibatte tra il richiamo dei sogni e il bisogno di radicarsi nella realtà; Ciccione, un gatto nero uscito dalle tenebre; l’orologiaio Torciferro, abile inventore dall’ego smisurato che progetta di automatizzare l’in...

La radice del male, di Adam Rapp

Immagine
La radice del male  di Adam Rapp, pubblicato lo scorso anno da NNE nella traduzione di Michele Martino, è un romanzo che ricorda il miglior Jonathan Franzen (per intenderci, quello di  Libertà  e  Le correzioni ). La storia riguarda una famiglia, i Larkin, e ripercorre un arco temporale che dal 1951 giunge ai primi anni Duemila. Volendo essere più precisi, la storia segue alcuni dei suoi membri (soprattutto tre dei cinque figli di Ava e Donald Larkin: la giudiziosa Myra, il disastroso Alec, la vanesia Fiona a cui si aggiunge il talentuoso Ronan, figlio di Myra). Come accade a qualche famiglia, i Larkin si sono frantumati e i loro pezzi si sono dispersi in disparati luoghi degli Stati Uniti. È dunque la storia di quattro individui che condividono lo stesso sangue, ma non la stessa vita; anche se le vite qui raccontate sono profondamente influenzate da quella "radice del male" che del sangue dei Larkin si nutre. È anche una storia di malattie: quelle mentali (troviamo ...

Peyton Place, di Grace Metalious

Immagine
Peyton Place , romanzo d’esordio di Grace Metalious (1924-1964), ripubblicato a febbraio in una nuova edizione italiana da Blackie Edizioni (trad. di Adriana Pellegrini), potrebbe essere riassunto in tre parole: la provincia uccide. In senso metaforico, ma anche letterale. Ambientato in una cittadina immaginaria del New England tra il 1937 e il 1944, il romanzo sembra una sorta di  Circolo Pickwick  in salsa americana. Non tanto per il tono (qui è decisamente tragico), quanto per la ricchezza e la varietà delle figure che lo popolano: stare dietro a tutti non è immediato, ma nel giro di qualche decina di pagine il lettore avrà preso confidenza con i loro nomi, inizierà a conoscerli e, cosa più importante, inizierà ad amarli e detestarli. Il teatro della vicenda è un micro-mondo di poche centinaia di abitanti: tutti conoscono tutti; tutti spettegolano di tutti; tutti si fanno gli affari propri e, nello stesso tempo, mettono becco negli affari degli altri. Perché di cose in cui ...