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Visualizzazione dei post da aprile, 2026

Peyton Place, di Grace Metalious

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Peyton Place , romanzo d’esordio di Grace Metalious (1924-1964), ripubblicato a febbraio in una nuova edizione italiana da Blackie Edizioni (trad. di Adriana Pellegrini), potrebbe essere riassunto in tre parole: la provincia uccide. In senso metaforico, ma anche letterale. Ambientato in una cittadina immaginaria del New England tra il 1937 e il 1944, il romanzo sembra una sorta di  Circolo Pickwick  in salsa americana. Non tanto per il tono (qui è decisamente tragico), quanto per la ricchezza e la varietà delle figure che lo popolano: stare dietro a tutti non è immediato, ma nel giro di qualche decina di pagine il lettore avrà preso confidenza con i loro nomi, inizierà a conoscerli e, cosa più importante, inizierà ad amarli e detestarli. Il teatro della vicenda è un micro-mondo di poche centinaia di abitanti: tutti conoscono tutti; tutti spettegolano di tutti; tutti si fanno gli affari propri e, nello stesso tempo, mettono becco negli affari degli altri. Perché di cose in cui ...

Estasi americana, di CJ Leede

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Estasi americana  di CJ Leede (Mercurio 2025, trad. di Gaja Cenciarelli) è un romanzo apocalittico che fonde dramma, violenza e riflessione sulla condizione umana. Sophie Allen, una ragazza di sedici anni cresciuta (e soffocata) da genitori ultracattolici, si ritrova a dover sopravvivere in un’America devastata da una misteriosa pandemia: gli infetti, dopo aver accusato sintomi influenzali, sviluppano comportamenti estremamente violenti che sfociano in brutali aggressioni. Ma Sophie ha anche un obiettivo: ritrovare suo fratello “perduto”, Noah, che anni prima fu allontanato dalla famiglia e rinchiuso in una clinica per “ragazzi difficili” a causa della sua omosessualità e del suo ateismo. Nel corso della storia, Sophie incontrerà alcuni compagni di viaggio, e insieme attraverseranno un’America in fiamme, troppo simile a un inferno dantesco. In questo inferno, dove non smette mai di soffiare il vento e angeli ebbri di violenza danzano con il diavolo, la protagonista scoprirà la vera...

L’idiota di famiglia, di Dario Ferrari

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Esiste (almeno nella mia testa) un fenomeno che chiamerò “Effetto  Revolutionary Road ”. Il termine fa riferimento al capolavoro del 1961 di Richard Yates. A differenza di Dostoevskij o di Mann, che furono capaci di superarsi romanzo dopo romanzo, Yates visse la sua carriera di scrittore schiacciato dal meritato successo raccolto con la sua opera prima. Non che i libri successivi a  Revolutionary Road  siano brutti, ma obiettivamente in essi manca sempre qualcosa per raggiungere le altezze toccate da quel capolavoro. Chiaramente parlo dal punto di vista del lettore (non so quale fosse il giudizio di Yates riguardo alla propria produzione), ma l’effetto a cui faccio riferimento consiste in un senso di insoddisfazione e può essere riassunto nella frase: “Per carità, è bello… ma  Revolutionary Road  è un’altra cosa!” Leggendo  L’idiota di famiglia  di Dario Ferrari (Sellerio 2026) ho provato la stessa sensazione: il suo libro precedente ( La ricreazione è...