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Visualizzazione dei post con l'etichetta Jonathan Franzen

Crossroads

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Non credevo avrei più scritto alcuna nota sui romanzi che leggo. Non credevo avrei scritto più alcuna nota su un romanzo di Franzen, dopo la delusione di "Purity". Invece, eccomi qua. Non si tratta di una vera e propria nota, ma semplicemente una segnalazione. Ho letto l'ultima fatica di Franzen, "Crossroads" (Einaudi, 629 pp.), in pochi giorni. Non mi capitava da tantissimo tempo di trovarmi tra le pagine di un libro in ogni momento libero della giornata (e della notte). Franzen ce l'ha fatta di nuovo (dopo "Le correzioni" e "Libertà") a scrivere una storia magnetica. La tipologia, se così si può dire, è sempre quella: un romanzo famigliare, in cui i legami tra i vari componenti (genitori e figli) sono sottoposti alla dura prova del tempo e di tutto ciò che fa fluire il tempo umano: passioni, egoismi, progetti, desideri, cedimenti. Ne esce anche un interessante spaccato della provincia americana degli anni '60-'70, pervasa da un ...

Su Purity, la Città di K. e 1Q84

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Dunque, perché non mi è piaciuto "Purity" di Franzen? Non mi è piaciuto perché l'ho trovato scritto male. Cercherò di motivare questo mio giudizio. Uno dei romanzi più belli che ho letto negli ultimi anni è "Trilogia della Città di K." di Agota Kristof. Nel primo libro, intitolato "Il grande quaderno", i due protagonisti, che sono anche i narratori della storia, nello spiegare il modo in cui comporranno il loro diario, ci offrono un piccolo ma efficace manuale di scrittura. Ne riporto un passaggio: "Dobbiamo descrivere ciò che vediamo, ciò che sentiamo, ciò che facciamo. Ad esempio, è proibito scrivere: 'Nonna somiglia a una strega'; ma è permesso scrivere: 'La gente chiama Nonna la Strega'. È proibito scrivere: 'La Piccola Città è bella', perché la Piccola Città può essere bella per noi e brutta per qualcun altro. Allo stesso modo, se scriviamo: 'L'attendente è gentile', non è una verità, perché l'attendent...