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L’idiota di famiglia, di Dario Ferrari

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Esiste (almeno nella mia testa) un fenomeno che chiamerò “Effetto  Revolutionary Road ”. Il termine fa riferimento al capolavoro del 1961 di Richard Yates. A differenza di Dostoevskij o di Mann, che furono capaci di superarsi romanzo dopo romanzo, Yates visse la sua carriera di scrittore schiacciato dal meritato successo raccolto con la sua opera prima. Non che i libri successivi a  Revolutionary Road  siano brutti, ma obiettivamente in essi manca sempre qualcosa per raggiungere le altezze toccate da quel capolavoro. Chiaramente parlo dal punto di vista del lettore (non so quale fosse il giudizio di Yates riguardo alla propria produzione), ma l’effetto a cui faccio riferimento consiste in un senso di insoddisfazione e può essere riassunto nella frase: “Per carità, è bello… ma  Revolutionary Road  è un’altra cosa!” Leggendo  L’idiota di famiglia  di Dario Ferrari (Sellerio 2026) ho provato la stessa sensazione: il suo libro precedente ( La ricreazione è...

La ricreazione è finita

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Ho lasciato il mondo accademico cinque anni fa e fino a oggi nessun pentimento. Cosa ne ho guadagnato? Sicuramente tempo (e il tempo è vita) e salute. Il motivo alla base della mia scelta è semplice: non mi sentivo adeguato a quel mondo, soprattutto a causa della mia pigrizia e della mia scarsa resistenza allo stress. Leggere questo romanzo è stato come tornare a quel periodo. Nella nota dell’autore, Dario Ferrari scrive che la vicenda è irreale ma (spera) non irrealistica. In effetti, ho avuto modo di riconoscere alcuni “tipi accademici”: non tanto nei professori/baroni quanto negli studenti/dottorandi/assistenti/servidellagleba che animano la storia. Che effetto mi ha fatto ritornare a quel mondo? Non mi ha lasciato indifferente, alcune parti mi hanno emozionato, ma per fortuna non sono riaffiorati eventuali traumi (forse perché, in effetti, per me non è stato così traumatico… e per fortuna, mi vien da dire). Ma il libro di che parla? Molti di voi già lo avranno letto, visto che non ...