Il giardino dei fiori infelici, di Nicola Lucchi
“Sto solo cercando di capire cosa sono” disse. “Ho provato a farlo fissandomi allo specchio per ore, l’ho fatto rimuginando su ogni azione compiuta da che ho memoria, poi l’ho chiesto alle bestie, alle piante, a questi bambini. Ora parlo con lei e cerco di fare lo stesso. Chi sono io?” “Un giovane che ha commesso…” “Lei non crede che il male possa diffondersi?” Lo interruppe Lucas. “Come i licheni della grotta, che salgono finché c’è umidità, come un fiume che esonda o un gas che si disperde, aggrappandosi a ogni particella d’aria.” Nonostante sia ambientato quasi esclusivamente all’aperto, Il giardino dei fiori infelici di Nicola Lucchi (NEO edizioni, 2026) è un romanzo che suscita claustrofobia, ma nel senso buono: lo è come possono esserlo La città di K. di Agota Kristof, The Sunset Limited di Cormac McCarthy, oppure I quindicimila passi di Vitaliano Trevisan. Provo a rendere l’idea con un’analogia, tratta dal mondo dei videogiochi del ...