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Visualizzazione dei post da maggio, 2026

Il giardino dei fiori infelici, di Nicola Lucchi

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“Sto solo cercando di capire cosa sono” disse. “Ho provato a farlo fissandomi allo specchio per ore, l’ho fatto rimuginando su ogni azione compiuta da che ho memoria, poi l’ho chiesto alle bestie, alle piante, a questi bambini. Ora parlo con lei e cerco di fare lo stesso. Chi sono io?” “Un giovane che ha commesso…” “Lei non crede che il male possa diffondersi?” Lo interruppe Lucas. “Come i licheni della grotta, che salgono finché c’è umidità, come un fiume che esonda o un gas che si disperde, aggrappandosi a ogni particella d’aria.” Nonostante sia ambientato quasi esclusivamente all’aperto,  Il giardino dei fiori infelici  di Nicola Lucchi (NEO edizioni, 2026) è un romanzo che suscita claustrofobia, ma nel senso buono: lo è come possono esserlo  La città di K.  di Agota Kristof,  The Sunset Limited  di Cormac McCarthy, oppure  I quindicimila passi  di Vitaliano Trevisan. Provo a rendere l’idea con un’analogia, tratta dal mondo dei videogiochi del ...

La Città

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Esce oggi il mio romanzo d’esordio intitolato La Città . Di cosa parla? Beh, questa storia ha come protagonista una Città sorta su un vasto promontorio circondato da una foresta che non ha fine. È un piccolo mondo regolato da una miriade di uffici (l’Ufficio della Memoria, l’Ufficio Tradizione & Correzione, l’Ufficio Funzioni, ecc.) e un’ottusa burocrazia. La vicenda si concentra sull’architetto Rigaretta, il cui compito (disegnare la planimetria completa della Città) è da anni arenato a causa delle Case Vecchie, un quartiere disabitato che, continuando a mutare forma, non si lascia misurare e mappare in modo definitivo. Accanto all’architetto ci sono il suo collaboratore Mezzapaglia, un uomo cinico e disilluso; la nipote di Rigaretta, Viola, giovane illustratrice che si dibatte tra il richiamo dei sogni e il bisogno di radicarsi nella realtà; Ciccione, un gatto nero uscito dalle tenebre; l’orologiaio Torciferro, abile inventore dall’ego smisurato che progetta di automatizzare l’in...

La radice del male, di Adam Rapp

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La radice del male  di Adam Rapp, pubblicato lo scorso anno da NNE nella traduzione di Michele Martino, è un romanzo che ricorda il miglior Jonathan Franzen (per intenderci, quello di  Libertà  e  Le correzioni ). La storia riguarda una famiglia, i Larkin, e ripercorre un arco temporale che dal 1951 giunge ai primi anni Duemila. Volendo essere più precisi, la storia segue alcuni dei suoi membri (soprattutto tre dei cinque figli di Ava e Donald Larkin: la giudiziosa Myra, il disastroso Alec, la vanesia Fiona a cui si aggiunge il talentuoso Ronan, figlio di Myra). Come accade a qualche famiglia, i Larkin si sono frantumati e i loro pezzi si sono dispersi in disparati luoghi degli Stati Uniti. È dunque la storia di quattro individui che condividono lo stesso sangue, ma non la stessa vita; anche se le vite qui raccontate sono profondamente influenzate da quella "radice del male" che del sangue dei Larkin si nutre. È anche una storia di malattie: quelle mentali (troviamo ...