La radice del male, di Adam Rapp
La radice del male di Adam Rapp, pubblicato lo scorso anno da NNE nella traduzione di Michele Martino, è un romanzo che ricorda il miglior Jonathan Franzen (per intenderci, quello di Libertà e Le correzioni). La storia riguarda una famiglia, i Larkin, e ripercorre un arco temporale che dal 1951 giunge ai primi anni Duemila.
Volendo essere più precisi, la storia segue alcuni dei suoi membri (soprattutto tre dei cinque figli di Ava e Donald Larkin: la giudiziosa Myra, il disastroso Alec, la vanesia Fiona a cui si aggiunge il talentuoso Ronan, figlio di Myra). Come accade a qualche famiglia, i Larkin si sono frantumati e i loro pezzi si sono dispersi in disparati luoghi degli Stati Uniti. È dunque la storia di quattro individui che condividono lo stesso sangue, ma non la stessa vita; anche se le vite qui raccontate sono profondamente influenzate da quella "radice del male" che del sangue dei Larkin si nutre.
È anche una storia di malattie: quelle mentali (troviamo personalità narcisistiche e psicotiche) e quelle fisiche. Ma a lasciare il segno più profondo è la malattia spirituale, quella che si propaga distruggendo tutto ciò che tocca, dentro e fuori la famiglia.
Sta appunto qui il male cui si riferisce il titolo: il male che contorce la mente, il corpo e lo spirito — allegoria, forse, di un male che ha conficcato le sue spine velenose nella società statunitense.
Non è facile scrivere di questi Larkin senza rischiare di spoilerare. Ogni capitolo assume un punto di vista differente (ora di Myra, ora di Alec, ora di Ronan) e tra un capitolo e l'altro possono passare anche cinque o sei anni. Adam Rapp semina in questo modo delle tessere, indizi, sospetti su vicende passate e non narrate, segni che alludono a un possibile sviluppo futuro; e soltanto alla fine il quadro (o meglio, il mosaico) si mostra nella sua completezza.
Senza entrare nello specifico, per non rovinare la lettura, si potrebbe dire che tutti i membri della famiglia Larkin affrontano un viaggio negli inferi, e si tratta solo di capire, pagina dopo pagina, se ci sarà un momento di redenzione – almeno per qualcuno di loro.
Volendo entrare un po’ di più nello specifico, a costo di minime rivelazioni, ecco un breve quadro dei quattro protagonisti principali:
ATTENZIONE (PICCOLO) SPOILER
Alec, personalità inquieta, refrattaria alle regole, ma anche sadica (da piccolo si divertiva a fare scherzi crudeli alla sorella disabile), nel corso del romanzo si misura con i limiti della propria moralità: fin dove sarà disposto a giungere nel suo percorso di degradazione esistenziale? Il lettore potrà solo fare previsioni incerte, e la risposta a questa domanda giungerà soltanto alla fine della storia. Letteralmente.
Fiona, ragazza e poi donna bellissima, così fiduciosa e innamorata di sé, eppure priva di talento, inseguirà disperatamente il sogno di diventare attrice, diluendo la propria anima nell’invidia, nel risentimento, nel rimpianto, e tuttavia sempre tesa verso la possibilità di un riscatto.
Myra, il personaggio più luminoso, e tuttavia così a rischio, come una fiammella in mezzo a una tempesta notturna. Responsabile, altruista, compassionevole, è la sola a voler tenere i contatti con i membri della propria famiglia e a indagare nel sottosuolo dei Larkin, là dove affonda la radice del male. Ma a che prezzo?
E infine Ronan, figlio di Myra, luminoso come la madre, cresciuto senza un padre, e che dal padre ha ereditato talento e geni guasti. Riuscirà a separarsi da questa eredità e rinascere da nuove radici? Oppure, il massimo che gli è concesso è trovare un compromesso con la vecchia, malata radice che lo ha generato?
FINE SPOILER
Insomma, La radice del male è un romanzo che sa pizzicare le corde emotive del lettore, il quale difficilmente resterà indifferente ai Larkin. Adam Rapp ha il merito di aver creato dei personaggi riusciti – non maschere piatte – che si possono odiare e, allo stesso tempo, comprendere o addirittura amare; ammirare e, sempre allo stesso tempo, biasimare. È la forza di questo romanzo (e di ogni buon romanzo): per quanto sia un'opera di finzione, è calato nella vita, non si nutre di fredde astrazioni ma di materia calda, e per questo ci tocca.

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